IEA: Il conflitto in Medio Oriente rimodella la sicurezza energetica in Nord Africa e Medio Oriente
智通财经2026/11/06 11:37Mostra l'originale
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- Il traffico marittimo nello Stretto di Hormuz continua a subire interruzioni; questo canale rappresenta circa un quarto delle esportazioni mondiali di petrolio via mare e un quinto di quelle di gas naturale marittimo. I paesi ricchi di risorse mostrano destini diversi: Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti mantengono le esportazioni grazie a oleodotti alternativi, mentre economie fortemente dipendenti dallo Stretto come Iraq, Kuwait e Qatar subiscono notevoli danni alle esportazioni.
- Per i paesi produttori di petrolio si verifica una doppia pressione: i prezzi del petrolio aumentano ma le esportazioni sono ostacolate, con un conseguente forte calo dei volumi esportati e una contemporanea carenza interna di petrolio, gas ed elettricità. L’offerta di gas naturale dell’Iraq è crollata, con un enorme deficit elettrico in estate; la Libia, pur disponendo delle maggiori riserve di petrolio in Africa, ha un basso grado di autosufficienza nei combustibili e gli attacchi alle raffinerie aggravano la crisi dell’approvvigionamento elettrico.
- Nei paesi importatori di energia, la spesa per le importazioni è aumentata drasticamente; Egitto, Marocco, Tunisia, Libano e altri vedono un forte aumento dei costi di approvvigionamento energetico. Il tradizionale modello di sussidi per l’energia è difficile da sostenere: i sussidi aumentano l’intensità dei consumi e prosciugano costantemente le finanze pubbliche, costringendo alcuni paesi a rivedere i prezzi e a ridurre i sussidi universali.
- Nei territori in conflitto, i sistemi energetici sono al collasso: Libano, Yemen e Gaza soffrono d’insufficienti capacità di generazione elettrica, mettendo sotto pressione servizi essenziali come ospedali e approvvigionamento idrico. La carenza energetica intensifica ulteriormente i rischi umanitari, fra cui l’insicurezza alimentare.
- L’IEA propone direttive di transizione: i paesi importatori dovrebbero sviluppare energie rinnovabili distribuite come il fotovoltaico; i paesi produttori accelerare la diversificazione degli oleodotti e bypassare lo Stretto di Hormuz; i sussidi universali andrebbero convertiti in aiuti mirati in contanti, e l’interconnessione delle reti elettriche transnazionali migliorerebbe la capacità regionale di risposta alle emergenze.
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